La musica rappresenta un legame profondo con la nostra natura. E’ un canale di espressione antichissimo, antecedente persino al linguaggio articolato.
I primi suoni musicali erano canti spontanei, urla, vocalizzazioni che i nostri antenati preistorici emettevano per comunicare ed esprimere emozioni (gioia, paura, richiamo).
Battevano le mani, pietre e bastoni per creare ritmi che conferivano connessione alla comunità e rinsaldavano i legami. I primi strumenti musicali sono stati flauti d’osso, risalenti addirittura a 40,000 anni fa.
La musica, quindi, appartiene al genere umano dalla notte dei tempi, prima ancora che il linguaggio e la scrittura arrivassero come canali di espressione secondari.

Nella pancia della mamma
La musica e il suono sono profondamente legati alla nostra esperienza prenatale, motivo per cui restano impressi visceralmente in ciascuno di noi.
Nel ventre materno tutti i suoni percepiti sono vibrazionali già dal quinto mese di gravidanza. I suoni dell’esterno vengono attutiti dal ventre e dal liquido amniotico e arrivano al feto come vibrazioni. I suoni più familiari sono il battito cardiaco della madre, il proprio respiro, il flusso del sangue.
Se pensiamo a questo appare evidente come il cuore materno sia la prima forma di musica che ogni essere umano conosce. Con la sua ritmicità costante rappresenta un metronomo naturale per ogni bambino. Questa esperienza primordiale è comune a tutti e spiega perché i suoni bassi e ritmati hanno il potere di rievocare quel senso di sicurezza e protezione del ventre materno.

Cosa ci può dare la musica?
La musica ha un impatto profondo sul nostro benessere psicofisico perché ci rimette in contatto con il nostro grounding, torna a farci sentire radicati e presenti a noi stessi e alle nostre sensazioni. E’, infatti, un ponte tra conscio e inconscio, che ci permette di accedere più facilmente alle nostre emozioni, imparando a riconoscerle ed esprimerle.
La musica influenza il sistema nervoso, rilassando o attivando il corpo, regolando il battito cardiaco e il respiro. Il canto, in particolare, aiuta ad approfondire il flusso respiratorio, consentendo all’energia di scorrere liberamente in tutto il corpo, rilasciando tensioni e contrazioni che sono alla base di molti disturbi psicofisici.
Cantare scioglie i nodi che abbiamo nel nostro corpo, permettendoci di ammorbidirci e tornare a sentirci pienamente. La musica, con la sua risonanza vibrazionale, stimola anche la memoria e la creatività, attivando aree del cervello legate a ricordi e ad immaginazioni.
Il ritmo e la melodia, poi, creano coesione e senso di appartenenza: quando più persone seguono lo stesso ritmo il cervello e il corpo di ciascuno si sincronizza, creando una potente sensazione di unità e connessione, chiamata entrainment (sincronizzazione inconscia). Gli antichi usavano la musica nei rituali collettivi per rafforzare il senso di gruppo, superare le barriere individuali e sentirsi appartenenti a qualcosa di più grande.
In tempi più moderni si è scoperto che la musica di gruppo aumenta l’ossitocina, (l’ormone dei legami sociali), abbassando il cortisolo (ormone dello stress) e aumentando il senso di fiducia reciproca.
La musica, quindi, non è solo arte, ma un vero e proprio collante sociale che ci permette di metterci in contatto con noi stessi, esprimendoci, e sincronizzando il corpo e la voce con i nostri simili, facendoci sentire meno soli e rafforzando la nostra identità individuale e di gruppo.


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