Chiara Vittorini
Psicologa
Libroterapeuta
Conduttrice di classi di bioenergetica

Rompere la gabbia e far uscire la musica

Lucio Corsi a Sanremo


Che sollievo non aver paura di mostrarsi. Portare sul palco la propria passione, il proprio entusiasmo senza dar loro la forma che vuole il mondo esterno.
Senza cedere al ricatto dell’omologazione.
Senza doversi a tutti i costi conformare.
Che piacere essere se stessi. Che forza e che libertà potersi esprimere pienamente.

Tutti abbiamo paura di non essere parte di un gruppo. Siamo animali sociali, diceva Aristotele. L’essere umano realizza pienamente la propria natura solo all’interno di una comunità (la polis). Lowen, fondatore della bioenergetica, affermava:

“L’amore è un bisogno primario dell’essere umano, e senza connessioni autentiche con gli altri, si sviluppano tensioni e blocchi energetici nel corpo.”

Pertanto, per tutti noi è un bisogno fondamentale quello di venire rispecchiati e validati nel nostro essere più profondo.
Tuttavia, se questo rispecchiamento è mancato nell’infanzia, quando siamo più aperti, esposti e vulnerabili, questo bisogno resta insoddisfatto. Talvolta umiliato.
In questi casi il rischio è di trascinare il bisogno di riconoscimento oltre i nostri confini interni, sacrificando parti di noi stessi pur di ottenerlo. Pur di andare bene e di sentirci parte della famiglia, e poi della comunità.

Non è facile essere sé stessi, quando non ci è stato consentito nell’infanzia.
Non è facile recuperare quella fiducia e tornare a mostrare parti di sé che per anni abbiamo dovuto nascondere.

In una società in cui conta sempre più solo l’apparenza, mostrare l’unicità è un’impresa eroica. In una società in cui il conformismo è lo specchio della paura che ci paralizza, esprimere la diversità è una sfida significativa. Ci vuole una gran forza per esprimere sé stessi, rischiando nuovamente il rifiuto e l’umiliazione.
Lucio Corsi ci ha dimostrato che non possiamo piacere a tutti, ma non per questo dobbiamo smettere di vivere ed esprimerci con tutta la passione e vitalità di cui siamo capaci.
Ci ha mostrato, con la sua forza, che si possono coltivare parti di sé stessi e portarle ovunque, quando siamo noi i primi ad amarle, quelle parti. A prendercene cura, a dar loro valore. A far loro spazio.
Ci ricorda che anche quando abbiamo incontrato ostacoli nel nostro cammino, possiamo tornare a costruire una fiducia interna.
Ci ricorda che è importante sentirsi parte di una comunità, ma è altrettanto importante non tradire sé stessi per paura di venire esclusi e allontanati.

Ci ha incantato perché ci ha ricordato com’è essere liberi. Come quando eravamo bambini.
Liberi di giocare con le cose più assurde, di muoverci, di far fracasso, di vestirci nei modi più buffi, di urlare e ridere senza nascondere la bocca. Liberi di esprimerci, senza vergogna, senza dar peso a cose come “notorietà” e “consenso”.

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Lowen dice:

Nel profondo di ciascuno di noi c’è un bambino che era innocente e libero e sapeva che il dono della vita è il dono della felicità.

Lucio Corsi, nelle sue canzoni, tiene forte la mano del suo bambino interiore. Ed è quella gioia profonda, quella libertà, quella curiosità e stupore che risuonano in noi quando lo ascoltiamo.
Facendoci venire la voglia di rompere qualche gabbia.
Chissà che là fuori troviamo la nostra vera voce.
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