Chiara Vittorini
Psicologa
Libroterapeuta
Conduttrice di classi di bioenergetica

Analisi bioenergetica

Non esistono parole più chiare del linguaggio del corpo, una volta che si è imparato a leggerlo. (Alexander Lowen)


La psicoanalisi ha offerto una visione della mente; l’analisi bioenergetica si è occupata dell’essere umano nella sua interezza, includendo anche il corpo e ciò che comunica.


Mente e corpo si compenetrano, ogni funzione dell’uno corrisponde ad un processo funzionalmente identico nell’altro.

La bioenergetica è una psicoterapia che si basa sulla semplice proposizione che ogni persona è il proprio corpo

(Lowen, 1975, p.44)

In altre parole: se siamo depressi, il nostro corpo mostrerà un atteggiamento depresso, attraverso tensioni, postura, respiri e movimenti; allo stesso tempo, le sensazioni che sentiamo nel corpo possono influenzare anche il nostro stato mentale ed emotivo. L’analisi bioenergetica lavora su entrambi i livelli: dal corpo alla mente, e dalla mente al corpo.

Il corpo porta i segni di chi siamo

Tutte le esperienze che viviamo lasciano un segno nel corpo.
Il corpo non dimentica“: questa è una verità che l’analisi bioenergetica conosce da tempo, ma che oggi viene confermata e ribadita anche dalle neuroscienze

(LeDoux J. (1996), Craig AD. (2009), van der Kolk B. (2014), Schore A. (2003, ecc.)

Quindi, ciò che abbiamo vissuto ha plasmato anche il nostro corpo, il quale conserva le tracce delle esperienze appaganti, ma anche di quelle più traumatiche e carenziali.

L’armatura caratteriale

Quando viviamo esperienze carenziali e/o traumatiche il corpo si difende irrigidendosi, strutturando tensioni corporee come meccanismo protettivo. Queste tensioni diventano un’”armatura”: il corpo si irrigidisce, imprigiona le sensazioni dolorose, limita la respirazione, la gestualità, la sessualità e le relazioni con gli altri.

Un esempio:

Quando hai paura o ti sei ferito la prima cosa che fai è trattenere il respiro.
Bloccarlo è, infatti, una delle prime difese corporee: limitando la respirazione, riduciamo la portata delle sensazioni corporee, e, quindi, attutiamo il dolore.

In persone con alle spalle vissuti infantili di abuso e/o trascuratezza troviamo spesso il respiro bloccato, perché è una delle strategie che la persona ha imparato per non sentire il dolore e la paura.

Le emozioni rimosse

L’armatura che ci portiamo addosso riguarda, quindi, tutte le emozioni rimosse che sono bloccate nelle tensioni corporee.
Possiamo, quindi, intuire qualcosa della nostra storia attraverso il linguaggio del corpo e al tempo stesso intervenire terapeuticamente su di esso.

Non esistono parole più chiare del linguaggio del corpo, una volta che si è imparato a leggerlo.” (Alexander Lowen)

L’analisi bioenergetica in azione

Lo scopo della terapia bioenergetica è quello di sciogliere le contrazioni muscolari, permettendo di far affiorare alla coscienza le emozioni che hanno provocato quei blocchi e di restituire alla persona uno stato di naturale carica energetica.

Nel corso delle sedute il terapeuta e paziente integrano la parte di comunicazione verbale con una parte in cui il terapeuta propone al paziente una serie di esercizi, movimenti e forme di contatto corporeo adatti alla sua armatura caratteriale e ai vissuti emozionali emersi o rimossi nel corso della seduta.

Tre passi per guarire

1) Consapevolezza di sé: sentire ogni parte del nostro corpo e i sentimenti che possono sorgere in esso. “La perdita di sensibilità in una parte del corpo è la perdita di una parte di sé” (Lowen, 1994, p.28). Percepire le proprie reali emozioni di tristezza, dolore e paura non è una cosa piacevole, ma se queste emozioni non vengono percepite, non possono essere sciolte.

2) Espressione di sé: se i sentimenti non trovano espressione vengono repressi e perdiamo il contatto con noi stessi. Molte persone hanno il terrore dei propri sentimenti proprio perché sono emozioni inesplose, costrette nell’infanzia a venir nascoste ed inibite.

3) Padronanza di sé: raggiunto questo stadio, abbiamo consapevolezza di ciò che sentiamo. Abbiamo acquisito la capacità di esprimerci adeguatamente nel nostro interesse e sentiamo di avere il dominio di noi stessi. Non è più la paura inconscia a controllare la nostra vita, né i sensi di colpa o la vergogna; le tensioni muscolari sono scomparse in quanto non c’è più bisogno di bloccare l’espressione di sé e l’auto-consapevolezza.

Questo stato di benessere e conoscenza di sé si ottiene mediante il processo terapeutico.

Il viaggio della terapia

Il viaggio prevede l’indagine del passato per poter capire come e perché il Sé è andato perduto o è stato danneggiato. Questa conoscenza, oltre a quella che si ricava dall’interpretazione dei sogni, dall’analisi del comportamento e dal dialogo col terapeuta, viene collegata dal paziente con ciò che sente e con la percezione del proprio corpo.

Il paziente deve compiere un viaggio all’indietro nel tempo fino ai primi anni della sua vita. Si tratta di un viaggio doloroso, giacché risveglia ricordi orribili ed evoca sentimenti penosi. Ma quando è eliminata la rimozione ed è attenuata la repressione dei sentimenti, il corpo acquisterà gradualmente la sua piena vitalità (Lowen, 1994, p.23).

La terapia è un viaggio alla scoperta di sé. Non è un viaggio rapido, né facile e neanche privo di paure. In certi casi può prendere tutta la vita, ma la ricompensa è il sentimento che la vita non sia passata invano. (Lowen, 1994, p.44)