I blocchi sono anelli di tensione che limitano la consapevolezza corporea e le funzioni emotive associate alle relative parti del corpo.
Queste tensioni croniche sono al di fuori della nostra consapevolezza: non ce ne accorgiamo, proprio perché sono con noi da tanto tempo. Tuttavia, anche se non ne siamo consapevoli, questi blocchi impediscono all’energia di circolare liberamente nel corpo, rappresentando un pericolo per la nostra salute psicocorporea.
Riportare la circolazione energetica ha l’effetto di permettere la liberazione delle energie represse, soprattutto di quelle emozioni che sono state negate e riporta quindi ad una consapevolezza di sé più ampia e articolata.

“La tensione muscolare cronica in diverse parti del corpo costituisce la prigione che impedisce la libera espressione dello spirito dell’individuo” (Lowen, 1994, p.15).
Tali tensioni, che possono trovarsi nelle mascelle, nel collo, nelle spalle, nel torace, nella schiena, nel bacino e nelle gambe causano l’inibizione di impulsi che la persona non osa esprimere per paura della punizione, verbale o fisica.
Per badare alla nostra sopravvivenza abbiamo imparato a coordinare la risposta del corpo rispetto alla realtà esterna, rendendolo insensibile ed eliminando la paura e il dolore, imprigionandoli mediante la muscolatura volontaria.
E’ come indossare un’armatura per andare in guerra. Tuttavia, quando il pericolo è passato, scopriamo di non riuscire più a toglierci l’armatura, perchè non ne siamo più consapevoli. Ci siamo talmente abituati a portarla che, una volta adulti, non ricordiamo più di portarne il peso.

Pochissime persone, infatti, riescono a rilassare coscientemente i muscoli contratti; in molti casi sono consapevoli della tensione solo in quanto percepiscono il dolore che provoca, ma non hanno idea che sia il risultato di un loro modo di funzionare e difendersi.
Ciascun individuo, per sopravvivere psicologicamente, ha dovuto rinunciare a parti di sé che non erano promettenti per la sopravvivenza e rinforzare quei tratti a cui l’ambiente immediatamente circostante rispondeva in modo positivo.
(Es: Non posso piangere, ma devo invece essere bravo e non dare problemi).
Il risultato di queste rinunce è ciò che in bioenergetica è appunto l’armatura caratteriale, una struttura prettamente difensiva.
“La tensione muscolare cronica è come una giacca stretta che limita la respirazione di una persona e ne riduce l’energia” (Lowen, 2001, p.31).
Ogni individuo tende a vedere il mondo non come realmente è ma come appare attraverso il filtro della propria armatura, cioè attraverso una certa visione di mondo che ci si è costituiti nel corso dell’infanzia come adattamento all’ambiente. Di conseguenza, ci si comporta nei confronti della realtà in aderenza alla propria visione di mondo, inducendo la realtà e gli altri individui a rispondere per come vengono trattati, confermando la visione che ha originato l’armatura. Ad esempio, se l’armatura mostra un mondo in cui bisogna difendersi dagli altri esseri umani aggredendoli, la persona sarà aggressiva e il proprio atteggiamento indurrà gli altri ad essere a loro volta aggressivi, confermando l’ipotesi iniziale e rinforzando l’idea di dover continuare a comportarsi in modo aggressivo.


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