La paura del giudizio altrui ci ha mozzato le gambe e il respiro. Controllati e controllanti, ci spaventano gli imprevisti, i non detti e i ricordi. Ci spaventa la spontaneità. Aspiriamo a diventare immagini statiche, uguali gli uni agli altri, bidimensionali; corpi normati a cui aspirare, con determinate misure da rispettare, vite standardizzate. Perfino le città iniziano ad assomigliarsi l’una all’altra, perdendo la propria verità.


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