Chiara Vittorini
Psicologa
Libroterapeuta
Conduttrice di classi di bioenergetica

Dov’è finita la nostra voce?

Oggi una paziente mi ha chiesto: “e se alzo la voce e gli altri continuano a non ascoltarmi?
Le ho risposto: “alzala di più”.

Il problema è che oggi è sempre più difficile sentire ed esprimere la propria voce; percepire di avere qualcosa di importante da dire al mondo e sentire di avere la possibilità di affermarlo ed esprimerlo con sicurezza.
Ma sicurezza non è la parola giusta, qui: viviamo in una società fragile, i nostri adulti di riferimento non sono un contenitore stabile. Non ci sentiamo protetti né tutelati. Le colonne portanti della nostra società si sono sgretolate, così come le certezze affettive che si portavano dietro le vecchie e solide istituzioni.
Pertanto, la soluzione della parte bambina di noi stessi è: scappare per proteggersi. Ritiro sociale, alienazione, isolamento. Diffidenza, paura, panico, solitudine esistenziale.

Nel tempo abbiamo rinunciato alla nostra voce credendo alla promessa di un maggiore benessere. Tristi, stanchi e spaesati, ci è stato detto che avremmo avuto un benessere senza confini, e ci siamo cascati. Abbiamo barattato i nostri sogni con la promessa di un paese dei balocchi: un posto magico in cui non si lavora, non si soffre e si scoppia di benessere, soldi, successo e fama. Abbiamo creduto che l’avremmo ottenuto facilmente e adesso ci stiamo trasformando in asini. Anche gli asini non hanno voce. Ricordate la scena in cui Lucignolo, l’amico di Pinocchio, non riesce più a parlare perché si trasforma in ciuco?

Era convinto di aver fatto un affare, povero Lucignolo…!
La verità è che non esiste un paese dei balocchi. Non esiste un posto magico, un posto caldo e accogliente come la pancia della mamma, in cui sentirci completamente nutriti e soddisfatti senza dover alzare un dito.
E sventolare una promessa del genere di fronte ad individui tristi e spaventati…beh è una strategia di marketing vincente.

Abbiamo creduto ai social, siamo stati adescati dalla facilità con cui ti permettono di diventare “famoso”, senza sforzo o istruzione. Non avevamo considerato, però, che la notorietà che i social offrono è effimera e superficiale, pronta a sfracellarsi da un momento all’altro. Legami a poco prezzo che non danno mai la sicurezza di esserci davvero. Manca la costanza, la fatica nel costruire e coltivare un rapporto autentico, reale.

Abbiamo creduto al sistema di produzione e consumo compulsivo. Credevamo che riempirci ci avrebbe reso finalmente felici e pieni. Non avevamo considerato, però, che non c’è felicità nelle abbuffate. Perché, se il bisogno è affettivo ed emotivo, non c’è cibo o oggetto che riempia. La fame resterà per sempre.

Abbiamo creduto che i soldi, l’apparenza e gli oggetti contassero più di tutto. Non avevamo considerato, però, che stavamo rinunciando a ciò che rende la vita degna di essere vissuta: la nostra vitalità, le nostre emozioni, i nostri legami.

E, in virtù di questa promessa, abbiamo rinunciato alla nostra libertà.

La forza della voce

Abbiamo rinunciato alla nostra voce perché non avevamo idea di come usarla. Non avevamo idea del potere che avrebbe potuto avere. Abbiamo dato via la nostra forza per la promessa di una società più sicura, per la promessa di un paese dei balocchi. Come Ariel, la sirenetta che baratta la sua voce per un paio di gambe. Non sa, però, che non c’è nulla di più prezioso che la propria voce. L’essenza di chi siamo e di ciò che vogliamo dalla vita. La strega del mare lo sa, e per questo inganna la sirenetta dandole qualcosa di utile, certo, ma non essenziale quanto la sua voce. Due gambe per la sua voce.

Anche noi abbiamo dato via la cosa più preziosa. Il nostro essere per la promessa di oggetti che riempissero il nostro vuoto, la nostra angoscia. Come Ariel abbiamo smesso di avere fede in ciò che abbiamo da dire. Abbiamo smesso di credere che con la nostra voce avremmo potuto conquistare ciò che volevamo.
Tant’è. Non crediamo più di avere una voce. E così abbiamo smesso di usarla. Non stiamo dicendo più nulla.

Ma non sono state le gambe a far innamorare il principe di Ariel: è stata la sua voce. Allo stesso modo non sono gli oggetti e i soldi che accumuliamo a darci ciò che ci manca davvero.
Dobbiamo recuperare il senso profondo di noi stessi, liberarci da ciò che ci sta stretto e costruire qualcosa che sia più a nostra misura. Dobbiamo rivendicare la forza della nostra voce ed esprimerla, coltivare lo spazio per occuparci e prenderci cura di ciò che è davvero importante.


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