Chiara Vittorini
Psicologa
Libroterapeuta
Conduttrice di classi di bioenergetica

Perché stiamo ammazzando la creatività?

Recuperare la nostra forza per liberare la nostra creatività.


La piramide di Maslow

Secondo la teoria di Maslow (1943) i bisogni umani sono ordinati in una gerarchia piramidale, che vede alla base quelli primari e nei piani più alti quelli secondari. Solo se sono soddisfatti, almeno in parte, i bisogni alla base della piramide possono emergere i livelli superiori di soddisfazione psicologica ed emotiva.

Per poterci esprimere dobbiamo soddisfare i nostri bisogni primari, ossia quelli relativi alla sopravvivenza. Nutrimento, sessualità, alimentazione, sonno, ma anche sicurezza. Quando ci sentiamo al sicuro, infatti, possiamo sbloccare i bisogni secondari, come l’esplorazione dell’ambiente, l’espressione della nostra creatività e spontaneità. Viceversa, quando ci sentiamo in pericolo questi bisogni si sopprimono, in quanto la priorità dell’organismo è sopravvivere alla minaccia di annientamento. Quindi, in condizione di paura e insicurezza, una società svilupperà maggiormente chiusura e ostilità, più che collaborazione e solidarietà, perché si cercheranno gruppi o relazioni che offrono soprattutto protezione fisica, più che realizzazione, amore o amicizia.

Ma che vuol dire autorealizzazione?

Possiamo accedere al bisogno di autorealizzazione solo a patto che gli altri abbiano avuto un esito positivo. Ma che vuol dire autorealizzazione? Significa conoscersi e realizzare sé stessi: avere abbastanza sicurezza e supporto da poterci guardare dentro e accedere alla nostra vera essenza. Significa poterci dedicare ad attività affini alla nostra natura, alle nostre abilità e interessi. Significa accedere a desideri più elevati, quelli che Maslow identifica con bisogni culturali, cioè la necessità di conoscere e capire.
E’ da questa spinta che nasce l’arte.

Un contenitore in cui potersi esprimere

L’espressione creativa, come abbiamo visto, non nasce in un vuoto. Winnicott (1965) afferma che la base per una sana espressione di sé e dello sviluppo psicologico è la “madre sufficientemente buona”, ovvero una figura che offre supporto, presenza e accoglienza, creando un ambiente in cui il bambino può esplorare liberamente il mondo senza paura. Trasferito nel contesto adulto, questo principio implica che per liberare la nostra creatività dobbiamo prima sentirci accettati e compresi. La comunità, quindi, diventa il contesto protettivo che consente l’emergere del nostro potenziale creativo, dando a ciascuno l’opportunità di essere visto e ascoltato.

Perché oggi la creatività si sta esaurendo?

La società contemporanea sta annientando i nostri bisogni di sicurezza emotiva: le strutture solide del passato (famiglia, comunità, istituzioni) si sono dissolte, lasciando gli individui sempre più soli, smarriti, senza adulti di riferimento a cui aggrapparsi e da cui sentirsi protetti.
Incertezza, solitudine, smarrimento, confusione, panico, ansia: sono queste le parole chiave che descrivono lo stato d’animo di oggi.

Le regole che ci servono

Un genitore lo sa: non appena il bambino (intorno ai 2 anni) impara a dire di “no”, lo dirà continuamente e a tutto, con piacere e soddisfazione. Perché? Solo per dare fastidio?
Assolutamente no.
Sta sperimentando la propria differenziazione. Tutti noi ci definiamo attraverso i “no” che diciamo, attraverso i confini che mettiamo all’altro, differenziando lo spazio interno (sono io) dallo spazio esterno (sei tu).
E’ così che impariamo a capire chi siamo, chi vogliamo essere, cosa ci piace, cosa non ci piace. I limiti ci proteggono, ci permettono di esprimere e cercare noi stessi all’interno di un contenitore sicuro in cui non verremo annientati o abbandonati.

Senza uno spazio sicuro

Lo stesso discorso vale, su scala maggiore, nelle società. La crisi contemporanea delle autorità ha abbattuto molte delle regole che ci tenevano insieme, aprendo la strada al caos. Questo, però, ci ha fatto regredire sulla scala di Maslow e siamo tornati al punto di partenza: manca sicurezza. Oggi vale tutto e il contrario di tutto, con un’ambiguità che confonde e spaventa. L’assenza di regole è un vero e proprio vuoto di riferimento: senza regole non può esserci ribellione o riconoscimento di sé, in quanto manca un contenitore solido dentro il quale poterci arrabbiare, differenziare, esprimere. Per essere liberi dobbiamo sentirci al sicuro. E non siamo al sicuro se non c’è un contenitore che tiene, una comunità che ci accoglie.

La strada verso la guarigione

Non sappiamo più come esprimerci. Non ci sono modelli attuali a cui far riferimento per far sentire la propria voce. Figli di genitori depressi, assenti dobbiamo imparare a diventare genitori di noi stessi, assumendoci la responsabilità dei nostri bisogni e costruendo una vita in cui sentirci al sicuro. Abbiamo ereditato un’angoscia e un’assenza di significato che svuota di senso la vita stessa. Dobbiamo crescere: smettere di aspettare che siano gli adulti di riferimento a prendersi cura dei nostri bisogni di sicurezza e calore. Imparare a farlo da soli, liberarci dalla paura che ci paralizza attraverso l’espressione della nostra rabbia, della nostra aggressività. Perché l’aggressività non è solo un impulso distruttivo o negativo, ma è anche una forza vitale essenziale per affermare se stessi nel mondo. E’ la possibilità di ritornare autentici, di stabilire dei confini, di difendere i propri bisogni e di muoversi con energia verso ciò di cui abbiamo bisogno.

“L’energia aggressiva repressa non scompare, ma si trasforma in tensioni croniche nel corpo, limitando la capacità dell’individuo di provare piacere e di vivere pienamente.” (Lowen, 1970)

“L’aggressività è essenziale per l’autorealizzazione. Un individuo che reprime la propria aggressività perde energia, perde slancio e finisce per sentirsi impotente.” (Lowen, 1975)

“Dal punto di vista della personalità, l’aggressività è in contrasto con la passività. Chiamiamo aggressivo un individuo che avanza e si espande per soddisfare i propri bisogni. L’individuo passivo al contrario aspetta che le cose gli vengano date: in un senso più vasto, l’aggressività è in diretto rapporto con l’autoaffermazione.” (Reich, 1933)

Bauman, Z. (2000). Liquid Modernity. Cambridge: Polity Press.

Han, B.-C. (2015). La società della stanchezza. Torino: Einaudi.

Lowen, A. (1970). Il piacere: un approccio creativo alla vita. Astrolabio.

Lowen, A. (1975). Bioenergetica. Astrolabio.

Lowen, A. (1983). Il narcisismo: l’identità rinnegata. Astrolabio.

Maslow, A. H. (1943). A theory of human motivation. 

Recalcati, M. (2011). Cosa resta del padre? Milano: Raffaello Cortina.

Reich, W. (1933). Analisi del carattere. SugarCo Edizioni (Edizione italiana)

Winnicott, D. W. (1965). The Maturational Processes and the Facilitating Environment.

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